21 Giugno 2024
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Angoli ciechi a Milano: ASSOTIR scrive al Ministro Salvini

A seguito della sentenza del Consiglio di Stato n.01884/2024 che ha accolto il ricorso proposto dal Comune di Milano relativo all’obbligo di installazione di sensori per gli angoli ciechi sui veicoli commerciali nelle aree a traffico limitato, nella giornata del 27 febbraio 2024, ASSOTIR ha scritto al ministri delle infrastrutture, Sen. Matteo Salvini, e al Presidente ANCI, Antonio Decaro, per sottoporre alla loro attenzione la situazione venutasi a creare nel capoluogo Lombardo per le imprese di autotrasporto e che rischia di produrre effetti molto impattanti sul resto del Paese.

Nella lettera, a firma congiunta del Presidente Nazionale, Anna Vita Manigrasso, e del Segretario Generale, Claudio Donati, ASSOTIR denuncia che “il rischio di creare una situazione di enorme incertezza se non di proprio caos evidente” e proprio per questo sollecita “un tempestivo intervento a livello nazionale tale da fornire indicazioni alle imprese che possano essere il più chiare possibile ed omogenee sull’intero territorio nazionale”.


ANGIOLI CIECHI: INTERVENGA IL GOVERNO A FARE CHIAREZZA

Come si dice in questi casi, le sentenze si rispettano. E questo noi faremo, ovviamente. Ma certo, la sorpresa è grande, per una sentenza largamente discutibile nel merito. Il tema è, appunto, la recente sentenza del Consiglio di Stato che, accogliendo il ricorso del Comune di Milano contro la precedente sentenza del Tar della Lombardia (che aveva annullato la delibera 971/2023 dello stesso Comune continente l’obbligo di installazione dei sensori per gli angoli ciechi a bordo dei veicoli industriali), ripristina l’efficacia della medesima delibera ed il conseguente obbligo di installazione dei sensori, entro il 31 Dicembre p.v., per i veicoli commerciali circolanti all’interno delle aree A e B di Milano.

Gli effetti pratici saranno modesti, perché la gran parte degli operatori ha già da mesi il contratto per l’acquisto dei suddetti sensori e l’installazione avverrà probabilmente a ridosso della scadenza di fine anno. Dal resto, per una fortunata casualità (che speriamo duri per tutto l’anno), nei 3 mesi in cui la sentenza del Tar ha annullato la delibera del Comune, non si sono più verificati incidenti con il tragico coinvolgimento di camion e ciclisti nell’ambito urbano milanese.

L’effetto di questa sentenza è particolarmente deleterio su un altro piano. L’avevamo segnalato in tempi non sospetti (il 9 novembre scorso), in una sede autorevolissima quale la Commissione Trasporti della Camera. Questa sentenza autorizza ogni Comune d’Italia a fare quello per cui il Comune di Milano è stato autorizzato, vale a dire, disciplinare – in una sorta di “sovranismo amministrativo” – anche sull’obbligo di installazione dei cosiddetti “sensori”. Per cui, se Milano ha deciso per i sensori “verdi”, Roma potrebbe decidere per “i rossi”, Palermo per “i bianchi”, Torino per “gli arancioni” e via di questo passo. E il trasportatore che, per definizione, “si sposta” lungo tutto il paese, dovrebbe trasformarsi in “Arlecchino Servo di molti padroni”.

Come è facile capire, si rischiano situazioni ingestibili, se non interviene lo Stato centrale (il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) a dare una disciplina omogenea, valida su tutto il territorio nazionale.

Questo è quello che abbiamo chiesto fin dall’inizio della nostra battaglia: una regola nazionale (ed in linea con le prescrizioni europee) che definisca parametri validi per l’intero Paese.

Cosa che avverrà, per quanto riguardo i sensori, con l’ammissione sul mercato dei nuovi autoveicoli immatricolati, a partire dalla seconda metà dell’anno. Ma per il parco attualmente circolante occorre una norma nazionale che dica quali siano le tipologie di sensori idonee ad assicurare la sicurezza auspicata. E non può essere, come oggi succede a Milano, che siano ritenuti idonei sensori, come risulta dai dati dello stesso Comune, sia che costino mille piuttosto che 10 mila euro. È evidente che non è lo stesso prodotto; ma, qual è quello giusto?

Per questo, abbiamo chiesto al ministero competente; analogamente al Presidente dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), un intervento tempestivo per giungere ad una soluzione, semplicemente, razionale.

Proseguiremo su questo percorso con linearità, facendo affidamento su analoghi comportamenti a livello istituzionale.

Questa vicenda ci dice, comunque, che non sono accettabili decisioni presi sulla testa dei trasportatori, con modalità di coinvolgimento che, salvando la forma, risultano, nei fatti, inconcludenti, perché la decisione è già stata presa.

E ci dice anche che, attraverso un coinvolgimento reale, come quello a cui abbiamo dato luogo, si può arrivare a soluzione che, al posto del facile consenso, mettono al centro del confronto la serietà dei problemi e della loro effettiva soluzione.

Claudio Donati.


Fonte: Assotir

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