28 Giugno 2022

Crisi dell’autotrasporto: mancano all’appello circa 20 mila conducenti

Si aggrava la crisi dell'autotrasporto, stretto tra carenza di autisti e rincari senza freni del carburante. La mancanza di conducenti non è un fenomeno esclusivamente italiano, ma nel nostro Paese, dove gli autisti di Tir sono in larga parte over 50, è più accentuato che altrove.

Secondo le ultime stime elaborate dalle associazioni di categoria, in questo momento in Italia mancano circa 20mila conducenti di mezzi pesanti. Un dato in forte crescita rispetto al fabbisogno di circa 17mila autisti calcolato un anno fa.

Parliamo, in particolare, di conducenti di Tir di lunga tratta, ovvero i viaggi (comprese le spedizioni internazionali) che obbligano l'autista a stare fuori casa per 4-5 giorni a settimana.

A peggiorare il quadro in questi mesi, hanno contribuito alcuni fattori: la lenta ma inesorabile uscita dalla professione dei lavoratori più anziani, che non vengono rimpiazzati dai giovani, visto che questa professione non esercita più alcuna attrattiva sulle nuove generazioni; la scelta di molti autisti di abbandonare le lunghe percorrenze in favore dell'ultimo miglio, cioè le consegne espresse.

Thomas Baumgartner, presidente di Anita (l'associazione delle imprese di autotrasporto aderente a Confindustria), spiega: “In Italia, su circa 1,2 milioni di titolari di patente E, il 46% ha già superato i 50 anni, mentre solo il 18% ha un'età inferiore ai 40”. E così la ripresa economica, che ha seguito la grave crisi pandemica, rischia ora di incepparsi perché le imprese del settore non riescono a trovare autisti per le proprie flotte. Il tutto mentre la politica ancora fatica a dare risposte concrete ed efficaci a un'emergenza che sta diventando sempre più un problema sociale.

Va tenuto presente che oltre l'80% della merce viaggia su strada e quindi il mestiere del camionista è, a tutti gli effetti, una professione di prima necessità. Dice Davide Falteri, presidente di Fal Liguria: “Nell'autotrasporto assistiamo a del fenomeni paradossali. Lo stipendio medio di un autista di lunga tratta è di circa 2.200 euro netti al mese. Molti di questi autisti preferiscono ripiegare sulle consegne espresse, che grazie all'e-commerce nel periodo della pandemia sono esplose, guadagnando meno (1.700-1.800 euro netti al mese) ma lavorando in città, con maggiore flessibilità e quindi con una migliore qualità della vita. Poi ci sono quelli, soprattutto over 50, che decidono di lasciare per sempre la professione”.

Spesso si è detto che un freno all'ingresso è rappresentato dai costi elevati per ottenere i titoli di guida: patente e carta di qualificazione del conducente (parliamo di 5-6mila euro). Secondo Falteri, il costo della patente non è la causa principale della carenza di autisti: “La verità è che l'autista di lunga tratta di mezzi pesanti rientra tra quelle professioni che gli italiani non vogliono più fare”.

Per superare l'emergenza le associazioni dell'autotrasporto indicano la via tedesca. In Germania, per esempio, stanno portando le autoscuole nei Paesi in via di sviluppo. Formano autisti nelle Filippine e poi li assumono a Berlino. Osserva Falteri: “Accordi bilaterali tra governi e formazione direttamente all'estero potrebbero rappresentare una strada, a patto di vincolare gli ingressi di questi lavoratori in Italia al settore dell'autotrasporto”.

Anche Trasportounito parla di rischio collasso per il sistema dei trasporti e della logistica per la carenza di autisti di Tir e propone la creazione di imprese-scuola per conducenti. Dice Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito: “Occorrono incentivi per la costituzione di imprese-scuola accreditate, in grado di realizzare formazione pratica di guida ai nuovi conducenti”.

A gettare benzina sul fuoco c'è anche il caro carburanti, in particolare gli aumenti record di gasolio (+22% rispetto ai primi mesi del 2021) e Gnl (gas naturale liquefatto), ma anche dell'additivo AdBlue per i veicoli più moderni. Le associazioni nazionali dell'autotrasporto, unite sotto la sigla Unatras, hanno scritto una lettera preoccupatissima al governo, al quale chiedono di andare “oltre l'indifferenza” dando risposte concrete già dall'incontro fissato per il prossimo 17 febbraio.

“Quello che si è abbattuto sul mondo dell'autotrasporto è un ciclone spaventoso. Il malcontento è diffuso nei territori tra le imprese e sta generando fenomeni di rabbia, che rischiano di sfociare in proteste incontrollate”, avvertono le associazioni. In questo momento, tra carenza di autisti e caro carburanti, per molte imprese dell'autotrasporto - sostiene Unatras potrebbe essere più conveniente spegnere i motori anziché continuare a viaggiare.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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