19 Settembre 2020
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L’emergenza Coronavirus richiede anche coerenza. A tutti

Roma, 11 marzo 2020

Nell’affastellarsi degli eventi, in attesa anche di eventuali nuovi provvedimenti restrittivi per arginare il coronavirus, da parte del Governo, è evidente a tutti il grande contributo che le nostre imprese stanno dando per assicurare l’approvvigionamento delle merci di cui la nostra società - di cui ci siamo parte e verso cui ci sentiamo responsabili - necessita.

Non è una richiesta di medaglie per l’autotrasporto. È, semmai, una richiesta di coerenza a chi ci governa. Sarà dunque decisivo (mentre restiamo ancora in attesa dell’uscita delle “linee guida” per la movimentazione delle merci), quanto contenuto, per il nostro settore, nel provvedimento economico che il Governo dovrebbe varare ad horas.

È chiaro che i trasportatori, non essendo tra quelli che possono fare il lavoro da casa, devono, al contrario, portare fisicamente le merci negli stabilimenti, nei centri di stoccaggio, nei supermercati e nei negozi e, quindi sono oggettivamente esposti al rischio del contagio. Ma, ancora di più, sono esposti al rischio legato a questo contesto economico, traducibile in ritardi e/o mancati incassi; mentre, dall’altro lato, tasse e contributi vanno pagati.

Con tutto ciò, si va avanti. Si deve andare avanti! Però, ci devono mettere anche nelle condizioni di farlo. C’è un esempio, sotto gli occhi di tutti, che ci fa capire quanto sia difficile farsi intendere.

Come, sappiamo, il DPCM del 9 marzo u.s. estende le restrizioni alla mobilità, prima limitate alle sole “zone rosse” della Pianura Padana, all’intero territorio nazionale. In questo quadro, il trasporto delle merci, nel rispetto delle regole stabilite, non ha subito alcun divieto, nonostante alcune improvvide ordinanze di alcune Regioni, ormai superate.

Nello stesso tempo però, in base allo stesso DPCM, ogni giorno, dalle ore 18,00, sono chiuse tutte le aree di servizio, sia autostradali che lungo la viabilità ordinaria. Per cui, i Trasportatori che si trovano sulle nostre strade, magari dopo diverse ore di guida, dalle 18,00 in poi, non trovano più un posto dove prendere un caffè, o fare una doccia, o espletare i propri bisogni fisiologici. Questo settore è sprofondato, in un minuto, nel quarto mondo.

Abbiamo scritto su questo alla ministra De Micheli, nella speranza di trovare orecchie attente.

Anche perché, qualora, non dovesse essere trovata immediatamente una soluzione, si andrebbe rapidissimamente al blocco del servizio, semplicemente perché non è possibile, oltre a non essere degno di un Paese civile, lavorare in queste condizioni.

Aggiungo che, se poi dovessero concretizzarsi ulteriori provvedimenti restrittivi alla mobilità (limitando la circolazione ai servizi essenziali – alimentari, medicine, carburanti, rifiuti etc,), la necessità di assicurare a chi guida su strada condizioni igieniche e di servizio adeguate, metterebbe in discussione anche lo svolgimento di quegli stessi servizi essenziali per la collettività.

Per questo chiediamo coerenza. E anche di fare alla svelta.

Claudio Donati


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