18 Settembre 2020
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Tre nodi da sciogliere immediatamente

"Il decreto ministeriale per la definizione delle modalità attuative di questa norma avrebbe dovuto essere adottato entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, vale a dire entro il 30 gennaio 2019.
Evidentemente, si trattava di un termine non perentorio, dal momento che solo alla fine del mese di aprile il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha tenuto una prima riunione operativa con le associazioni interessate per acquisire elementi utili alla predisposizione del previsto decreto attuativo"

Una serie di “nodi al pettine” dell'attività delle imprese di autotrasporto – oggettivamente riconducibili agli organi ministeriali competenti –rischia di condizionarne, per non dire intralciarne, il normale svolgimento.

Tralasciamo per il momento le iniziative, pure sollecitate dalle associazioni di categoria, che richiedono l'intervento del livello politico, come l'adozione del nuovo decreto investimenti per il rinnovo del parco mezzi, la questione del Brennero con i diversi divieti imposti o programmati dal Land del Tirolo, la pubblicazione dei costi minimi delle imprese, per soffermarci su due problematiche da affrontare e risolvere tempestivamente a livello tecnico e amministrativo:

  • Il ritardo rilascio delle nuove carte per il tachigrafo intelligente, necessarie per adempiere agli obblighi, in vigore dal 15 giugno scorso, introdotti dal Regolamento 2018/502/UE. Si tratta di un ritardo connesso a problemi tecnici incontrati nel cambio della linea produttiva per la fabbricazione delle nuove carte tachigrafiche, ma tale situazione non può protrarsi oltre, anche se il Ministero dell'Interno ha disposto la disapprovazione di sanzioni al conducente che sia in grado di esibire ricevuta dell'istanza di sostituzione della carta precedente e abbia effettuato le dovute registrazioni manuali: com'è ovvio, infatti, la soluzione transitoria individuata è valida solo sul territorio nazionale e non può essere utilizzata dalle aziende che effettuano trasporti in ambito europeo, dove occorrono carte tachigrafiche conformi alla normativa comunitaria, in attesa che sia stato completato il processo per il rilascio delle nuove carte, si potrebbe aderire a quanto richiesto dalle associazioni di categoria, con un intervento volto a ottenere dalle autorità comunitarie la possibilità di circolare all'esteri senza incorrere in sanzioni, per un periodo breve e predeterminato;

  • La mancata applicazione delle modifiche introdotte dall'art.80 del codice della strada, dai commi 1049 e 1050 della legge 145/2018 (legge di bilancio 2019), che prevedono la possibilità di affidare alle officine private le revisioni ai veicoli di massa superiore a 3,5 tonnellate, con esclusione di quelli destinati al trasporto di merci pericolose e di prodotti deperibili in regime ATP. Come sappiamo, il decreto ministeriale per la definizione delle modalità attuative di questa norma avrebbe dovuto essere adottato entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, vale a dire entro il 30 gennaio 2019.

Evidentemente, si trattava di un termine non perentorio, dal momento che solo alla fine del mese di aprile il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha tenuto una prima riunione operativa con le associazioni interessate per acquisire elementi utili alla predisposizione del previsto decreto attuativo. Come ha dichiarato lo stesso MIT, occorreranno due fasi per la messe a regine delle nuove disposizioni:

  • La prima, da avviarsi entro quest'anno, dovrebbe essere di sperimentazione, con il presumibile affidamento delle revisioni a quei centri che già operano sui mezzi pesanti in base alle norme vigenti, e il conseguente graduale smaltimento all'arretrato accumulato agli UMC.

  • Nella seconda fase, particolarmente complessa, dovrebbero essere affrontate altre problematiche, quali l'esclusione di rimorchi e semirimorchi dalle revisioni affidate ai privati, la possibilità di affidare anche alle officine private anche la revisione dei veicoli ADR, (laddove non impiegati in trasporti di merci pericolose) e di quelli in ATP. Sta di fatto che, nell'attesa, permangono i ritardi più volte segnalati dalle associazioni di categoria e difficile eliminazione per la nota carenza del personale negli uffici della Motorizzazione.

  • Una terza problematica, per adesso soltanto in prospettiva, si potrebbe determinare quando sarà in vigore l'obbligo di dotare i veicoli di sistemi ADAS (Advanced Driver Assistance Systems), vale a dire di strumenti tecnologici finalizzati alla sicurezza stradale: se, come appare probabile, entro quest'anno sarà approvata la proposta del Parlamento UE, dal 2021 o al massimo dal 2022, tutti i veicoli, compresi i camion, dovranno essere forniti di sistemi avanzati di sicurezza, fra i quali la frenata di emergenza (già da tre anni obbligatoria per i mezzi pesanti), il riconoscimento di pedoni e ciclisti, il rilevamento di ostacoli in retromarcia, il monitoraggio della soglia d'attenzione del conducente. Si tratta i strumenti altamente sofisticati, che funzionano tramite sensori installati sul parabrezza: per tale motivo, il controllo del funzionamento e della taratura dei sensori non dovrebbe limitarsi alla fase dell'installazione, ma dovrebbe essere inserito fra le operazioni da eseguire obbligatoriamente in sede di revisione dei veicoli equipaggiati con sistemi ADAS. Magari già da oggi, visto che, come detto, per i mezzi pesanti alcuni sistemi sono già obbligatori.



Fonte: Uomini e Trasporti – agosto/settembre 2019

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