Il mondo che cambia: cosa vuol dire innovare?

Fare le cose vecchie in modo nuovo. Questa è innovazione. Così Joseph Schumpeter, tra i maggiori economisti del XX secolo aveva definito la propensione dell’uomo a innovarsi. Abbiamo scelto di dedicare questo nuovo numero di Veneto Economy all’innovazione, seguendo la traiettoria all’interno dei vari comparti produttivi: dalla mobilità al manifatturiero, dalla digitalizzazione dei servizi all’editoria, con un’attuazione particolare all’impiego dell’intelligenza artificiale in ogni settore merceologico.

Cosa vuol dire, dunque, innovare? Anzitutto vedere il cambiamento come un’opportunità e non come una minaccia. Provare ad abitare il nostro tempo senza subirne gli effetti distopici, ma cavalcandone da protagonisti le onde progressiste. Tenendo conto, però, del fatto che il progresso scientifico e tecnologico non è in sé né buono né cattivo, ma va sempre riferito a quelle che sono le esigenze dell’uomo. I cambiamenti sono inarrestabili, riflettendo essi stessi il cambiamento dell’umanità, inevitabile per definizione. Ma i processi innovativi non possono non tener conto dell’etica, vale a dire dell’impatto che hanno sull’esistenza delle persone e dell’ambiente che esse abitano.

Nella nostra era non è più contemplabile un’innovazione che sia anche sostenibile. Se fino a qualche anno fa, gli impatti negativi dell’innovazione erano vissuti come il necessario prezzo da pagare per guardare avanti, oggi l’innovazione è imprescindibilmente sostenibile. Innovare vuol dire soprattutto essere rispettosi dell’ambiente in cui viviamo e delle risorse che abbiamo a disposizione.

Da quando la questione del cambiamento climatico da marginale argomento da radical-chic è divenuto una priorità globale, “essere sostenibili” per le aziende non è più un’opzione tra cui scegliere, quanto più un must per ogni business che voglia dirsi veramente innovativo. Innovare in maniera sostenibile vuol dire anche rivedere il concetto di sviluppo economico, che pur continuando a essere basato sulla generazione di ricchezza non può fare a meno di interrogarsi sull’impatto che tale produzione genera sul pianeta, la salute e il benessere delle persone.

Quindi innovare non può essere un processo che guarda al futuro in maniera responsabile, coniugando i progressi della scienza e della tecnica con una cultura ambientalista, con l’equità e la giustizia sociale. Il viaggio nel quale abbiamo inteso accompagnarvi, dunque, dando voce alle istituzioni e alle imprese del territorio è quello verso una tecnologia pulita, un’economia verde, una digitalizzazione inclusiva. Questa tipologia di performance innovative ovviamente è misurabile, sostenuta da una comunicazione più trasparente, quella dei bilanci sociali e soprattutto una domanda più evoluta da parte dei consumatori.

L’inventore del Word wide web, Timothy John Berners-Lee a proposito dell’invenzione che ci ha rivoluzionato la vita diceva che si trattava più di un’innovazione tecnica. Il web è stato da lui progettato, perché aiutasse le persone a collaborare, e non come un giocattolo tecnologico. Il fine ultimo del web, infatti, è migliorare la nostra esistenza reticolare nel mondo. L’innovazione tutta è tale se migliora la nostra esistenza, se ci consente cioè di governare i processi e non di farci governare da loro. Il futuro è nostro, se lo vogliamo.

Fonte: Italia Economy