19 Settembre 2020
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News&Eventi

Avanti, prego

La libera circolazione di persone e merci è uno dei cardini su cui si regge l’Unione Europea. Ecco perché i divieti austriaci sono inaccettabili e non solo per i trasportatori

Da tempo ribadiamo che il tema delle infrastrutture, dei trasporti e della logistica deve diventare centrale nella politica nazionale. Crediamo che se il nostro Paese non riparte da qui e non elimina ciò che è di ostacolo alla libera circolazione delle merci, le nostre imprese saranno costrette a de localizzare o a chiudere. Non ci sarà crescita neppure se la tanto decantata ‘Via della Seta’ produrrà incrementi nelle attività nazionali (ammettendo che i porti non divengano le casematte dei cinesi alla conquista dei mercati europei).

Negli ultimi mesi abbiamo visto come le decisioni del governo del Tirolo abbiano danneggiato non solo le attività di trasporto ma l’intero sistema produttivo nazionale eppure la Comunità europea ha taciuto quasi dimenticando che la libera circolazione di persone e merci è uno dei principi sui quali si regge. Chiedersi se tutto ciò sia dovuto alla mancanza di alleanze a livello politico è d’obbligo. Così come non si può fare a meno di pensare che l’impatto che la logistica ha sulla competitività del Paese sia sottovalutato. Nessuno tra chi rappresenta le imprese di trasporto si è aggiunto al richiamo di Conftrasporto. Solo due parlamentari, Carlo Fadanza capogruppo di FDI al Parlamento Europeo, e Deborah Bergamini, responsabile del dipartimento trasporti di Forza Italia, ne hanno condiviso l’appello.

Eppure lo stesso governo tedesco ha proposto di definire iniziative comuni con il nostro esecutivo a dimostrazione di quanto sia penalizzante, anche per la sua economia, l’introduzione di ostacoli alla libera circolazione.


LA QUESTIONE NON E’ AMBIENTALE

Il comportamento del nostro governo di fronte alle motivazioni ambientali addotte dagli austriaci per giustificare la decisione non può che lasciare perplessi. Gli autoveicoli con targa austriaca possano, infatti, circolare senza limiti eppure emettono le medesime sostanze inquinanti. Idem per le migliaia di autovetture dei turisti che non vengono, però, limitate. Le ragioni dell’alt sono dunque di altra natura.

Perché l’Italia deve subire una simile prevaricazione? Si introducano da subito misure per tutti gli automezzi che transitano dall’Austria. Si scatenerà così la reazione di altri paesi europei penalizzati che chiederanno un intervento immediato agli eurocrati che si trastullano in sofismi interpretativi. Il sospetto è che questa ‘prudenza’ sia il frutto della filosofia sulla quale si regge il Governo italiano, o meglio quella componente della maggioranza che fa della ‘decrescita felice’ il suo mantra.

Del resto basta ascoltare le dichiarazioni del Ministro dei trasporti per togliersi ogni dubbio: recentemente, ad Annone (Lecco) in occasione di un’inaugurazione, ha ribadito ancora una volta che la Tav non si deve realizzare. Sul tema delle infrastrutture e dei trasporti la parte politica del ministro ha una visione a senso unico.

Ancora non sappiamo quale saranno le scelte in tema di politica dei trasporti e sostenibilità ambientale dei rinnovati organismi comunitari ma certo la componente ambientalista ha visto una forte avanzata. Un dato è innegabile: l’Italia è quella parte di Europa che, sia per i trasporti marittimi, sia per quelli ferroviari e stradali, deve essere fluida per partecipare a rafforzare la competitività europea.

Questa convinzione è quella che negli anni trascorsi ha prodotto delle scelte come quella di realizzare corridoi TEN-t che hanno l’obiettivo di connettere l’ovest con l’est europeo e rendere l’Italia una piattaforma europea avanzata nel Mediterraneo. Scelte che miravano a una crescita dell’economia italiana e dell’Unione. Questa linea non deve essere abbandonata ma rafforzata.

Non si deve in alcun modo rinunciare né al principio della libertà di circolazione né a realizzare opere strategiche.



Fonte: Vie & Trasporti – agosto/settembre 2019

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