23 Settembre 2020
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News&Eventi

Bella la sicurezza...

Il mondo del trasporto delle merci pericolose è sotto choc.

L'esplosione della cisterna che trasportava Gpl sull'autostrada parallela alla tangenziale di Bologna, il crollo del ponte (ricostruito in soli 53 giorni), le due vittime, i quasi 70 feriti e più di 600 domande di risarcimento danni hanno messo questo comparto davanti alla realtà e agli elevati rischi congeniti alla professione.

E adesso che il faro acceso dalla cronaca si è spento, il settore – circa 250 aziende che impiegano quasi 10 mila addetti – chiede di condividere questo rischio e di ottenere un riconoscimento economico degli investimenti sostenuti per minimizzarlo. Detto in sintesi: chiama in causa la committenza. Un'invocazione ribadita anche nel corso di un convegno sulla “Sicurezza e responsabilità condivisa nel trasporto di carburanti” che si è svolto il 10 ottobre a Verona al'interno della fiera Oil&nonOil “Bologna ci ha dato la misura di quello che può succedere con uno dei nostri trasporti – ha detto Natalino Mori, presidente di Transadriatico, consorzio che raggruppa una trentina di aziende attive nel trasporto dei carburanti – Noi chiediamo maggiore condivisione in materia di sicurezza, che la committenza controlli il vettore come previsto dalla legge e si accerti dei successivi passaggi di subvezione. Ma chiediamo pure la possibilità di reintrodurre i costi minimi a garanzia della sicurezza”.

La corresponsabilità di filiera (introdotta dalla legge32/2005) e la filiera “accorciata” a un solo passaggio di subvezione (legge stabilita nel 2015) hanno dato la possibilità ai committenti di controllare i vettori, anche perché se non stipulano un contratto scritto o se non effettuano verifiche, davanti a una violazione o a un incidente sono chiamati direttamente in causa.

“Alcuni chiedono risconti sulle buste paga – continua Mori – o sul tachigrafo degli autisti, ma non tutti lo fanno. Sappiamo che nel settore ci sono viaggi che subiscono ancora 3 o 4 passaggi di subvezione”.

Anche in questo settore, quindi, seppure la pericolosità dei carichi dovrebbe indurre al contrario,in molti, soprattutto tra le piccole realtà, ricorrono a escamotage non sempre legali per riuscire a rimanere a galla. E forse anche per questo chi rispetta con puntiglio le regole vede svanire la propria marginalità. E' quanto sostengono in un comunicato congiunto Anita, Fedit e Fai. “Un trasporto di qualità e sicurezza – scrivono – ha origine da una attenta selezione sul mercato di partner che garantiscono standard elevati di sicurezza, ai quali deve necessariamente corrispondere una adeguata valorizzazione del servizio, in un mercato libero e competitivo”. Per questo chiedono ai committenti un impegno responsabile per evitare di mettere fuori mercato proprio le imprese che lavorano in sicurezza, giocando a favore di quelle meno attente a tali valori.

Detto altrimenti i vettori lamentano che non soltanto gli investimenti in sicurezza siano lasciati quasi esclusivamente sulle loro spalle, ma anche che, a fronte di tale sforzo, non hanno ottenuto un aumento adeguato delle tariffe, rimasto molto al di sotto di quel 13,7% che, dal 2006 (anno di abolizione delle tariffe a forcella) a oggi, ci sarebbe dovuto essere in base agli indici Istat. E anche per questo il parco mezzi del settore è rimasto obsoleto: quasi il 50% dei mezzi ADR in circolazione ha un'età superiore a 10 anni. Quindi, è sprovvisto di quelle tecnologie che da novembre 2015 sono imposte dall'Ue sui veicoli di nuova immatricolazione (dal sistema anti sbandamento alla frenata di emergenza) e che avrebbe evitato o minimizzato l'incidente di Bologna.

E gli altri attori della filiera? I sindacati, come Fit-Cisl, aderiscono all'appello alla condivisione, interessati soprattutto a evitare conseguenze tragiche sui lavoratori. La committenza, invece, tace. Era il convitato di pietra al convegno di Verona e, interpellata da Uomini e Trasporti, l'Unione Petrolifera ha preferito non rispondere. Ma qui chi tace non è detto che condivida.

POLIZZA RISCHIO AMBIENTALE, QUESTA SCONOSCIUTA

In Italia il rischio è sottovalutato. Lo dimostra chiaramente un dato emerso da un'indagine Ania: quasi il 90% delle aziende non ha una polizza per il rischio ambientale. Per fortuna, nel settore delle merci pericolose questa percentuale scema. Lo insegna anche l'incidente di Bologna, in cui la ditta (in contro proprio) proprietaria dell'autocisterna esplosa aveva un'ottima copertura assicurativa che ha consentito di soddisfare oltre 600 richieste di risarcimento. Inoltre, le aziende che operano in conto terzi hanno coperture superiori ai massimali minimi di legge, raggiungendo anche i 75 milioni di euro, indotti anche da quanto richiesto nei tender delle multinazionali.

Ma come deve essere una buona polizza per trasporto ADR?

“Il mio consiglio – ci ha risposto Federico Bassi, direttore del settore auto e trasporti di Pca Brocker, società del Gruppo Gavio con circa 30mila mezzi pesanti assicurati – è di scegliere una compagnia assicurativa di prima fascia. Inoltre, il massimale non dovrebbe essere mai inferiore ai 25 milioni di euro e bisogna fare molta attenzione alle categorie di merci assicurate: spesso non coincidono con le classi ADR e quindi si potrebbe andare incontro a problemi”.

Che succede in caso di massimale troppo basso?

“L'insufficienza del massimale – chiarisce Bassi – non è coperta dal fondo vittime della strada e mette a rischio direttamente il patrimonio dell'imprenditore”. Ma sul punto non conviene rischiare di stare troppo bassi, anche perché l'aumento del massimale non è proporzionale al premio. Detto altrimenti, un raddoppio del massimale aiuta a stare tranquilli e non raddoppia il premio, ma lo aumenta in modo sostenibile. Particolare attenzione poi va prestata ai possibili danni che non si manifestano nel corso del viaggio.

“Il carico e scarico della merce è un momento molto delicato – esemplifica Bassi - ancora poco assicurato dalle aziende, ma proprio per questo sul mercato si ottengono premi molto favorevoli”.

“Altra particolare attenzione – aggiunge Donato Sgargetta, responsabile sinistri di Federservice – va poi indirizzata alla copertura ricorso terzi da incendio, quella riferita a possibili danni a terzi provocati dall'incendio del veicolo assicurato lasciato in sosta in un'area privata e che quindi esulano dalla responsabilità civile da circolazione. Anche in questo caso, coprire un danno fino a un milione di euro costa qualche decina di euro in più”.



Fonte: Novembre 2018

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