19 Settembre 2020
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Il verde amico americano

Il costruttore italiano, in partnership con la statunitense Nikola, produrrà camion a idrogeno. Per gli USA e per l’Europa. E nel frattempo passa dalla borsa

Doppio scatto in avanti di Iveco. Il primo riguarda l’assetto societario, frutto della separazione di CNH Industrial in due entità distinte, attive in business considerati molto diversi. Iveco, insieme a Iveco Bus, Heuliez Bus e FPT Industrial (attiva nei motori), farà parte della società impegnata nella produzione di veicoli stradali. Sotto il cappello CNH Industrial rimarranno le attività non stradali, legate ad agricoltura, costruzioni e veicoli speciali, espresse con prodotti a marchio Case IH, New Holland Agriculture, Steyr Case, New Holland Construction, Astra, Magirus, Iveco Defence Vehicles. Il nuovo raggruppamento dovrebbe disporre di un fatturato pro-forma, perimetrato al 2018, di circa 13,1 miliardi di dollari, mentre ciò che resta di CNH raggiunge i 15,6 miliardi.
FTP, che nel nuovo soggetto industriale esprime il 31% dei ricavi, rimarrà comunque legato a CNH Industrial tramite un accordo di fornitura a lungo termine.

Dopo lo scorporo – sottoposto all’approvazione dell’assemblea degli azionisti nel secondo semestre 2020 – partirà dal 2021 la quotazione in Borsa (a Wall Street e a Milano) che, stando a quanto contenuto nel piano strategico 2020 – 2024, dovrebbe generare in cinque anni un incremento di fatturato di entrambe le compagini societarie del 5% ogni anno, investimenti per 13 miliardi di dollari e il raddoppio dei margini delle attività industriali per toccare l’8% nel 2022 e al 10% al 2024. Il tutto anche grazie a una riduzione dei costi operativi e a un aumento dell’efficienza, da ottenere – si legge in un comunicato – tramite “la realizzazione di azioni di ristrutturazione mirate”.

Il secondo scatto riguarda le prospettive di Iveco in termini di prodotto. Gli stabilimenti italiani ed europei spingeranno nella produzione di nuovi motori green, scelta logica visto che Iveco è leader in Europa (70% di quota di mercato) nella produzione di veicoli commerciali a metano. L’azienda ha finora realizzato 50.000 motori di questo tipo con FTP e messo in circolazione 28.000 mezzi tra camion e bus. Il prossimo passaggio sarà dal gas naturale al biogas, con l’azzeramento delle emissioni di CO2. In futuro, poi, la tecnologia e l’infrastruttura distributiva che oggi serve i camion a metano servirà a rifornire i motori a celle combustibili.

In questo senso va letto l’investimento di CNH Industrial di 250 milioni di dollari – in cassa per 100 milioni di dollari e con il riferimento per altri 150 milioni in servizi – per entrare nel round di finanziamento della start up Nikola Corporation. La valutazione ante-investimento di Nikola era di 3 miliardi, mentre la start up prevede di raccogliere oltre 1 miliardo di dollari, con l’attribuzione di circa il 25% di proprietà ai nuovi investitori, inclusa CNH.

L’alleanza riguarderà tre veicoli: il Nikola One, mezzo pesante con cabina notte; il Nikola Two, un veicolo heavy duty con cabina diurna, entrambi conformi allo standard Class 8 per i mercati Nafta; il Nikola Tre, pesante elettrico a cabina avanzata conforme agli standard europei, la cui produzione necessità appunto di un partner di grande capacità industriale come Iveco. In sostanza, la collaborazione con Nikola aprirà al marchio italiano il mercato Usa dei camion, ma offrirà anche la possibilità di produrre nello Stivale il modello Tre, destinato appunto al mercato europeo.



Fonte: Uomini & Trasporti – novembre 2019

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