06 Luglio 2020
News&Eventi

L’Italia è un paese per vecchi (camion)

In Italia, ma anche in Europa, mancano gli autisti e quelli che continuano a lavorare fatalmente diventano sempre più vecchi. Ma più vecchio, un po’ meno fatalmente, diventa anche il parco auto veicolare italiano che vanta un triste primato anagrafico: ha un’anzianità media complessiva di circa 13 anni, contro una media europea di 10. Sono alcuni dei dati emersi dal convegno organizzato il 29 novembre a Roma da Unrae e arricchito dagli studi di due importanti centri di ricerca (GiPa e RIE) finalizzati proprio a individuare le possibili vie da seguire per raggiungere una maggiore sostenibilità ambientale ed economica.

La speranza – concreta al tempo del convegno (nella legge di Bilancio in discussione in Parlamento era comparso un Fondo per l’acquisto di nuovi veicoli pesanti, poi scomparso nei passaggi legislativi successivi) – è di spingere sull’accelerazione del rinnovamento, ma bisogna però fare i conti con diversi freni contingenti.


PARCO CIRCOLANTE: I PERCHE’ DEL LENTO RINNOVAMENTO

Un primo freno è legato al clima di incertezza che segna l’andamento economico degli ultimi anni, tradizionalmente nemico degli investimenti. Per il resto, i fattori che hanno favorito l’invecchiamento si sono susseguiti e incrociati: crisi economica; mancanza di risorse per il settore; diminuzione dei volumi di merci trasportate dalle aziende italiane a vantaggio di quelle dell’Est (Polonia in testa), favorite da costi di impresa più contenuti; delocalizzazione di molte aziende di autotrasporto nazionali spinte dalla ricerca di semplificazione burocratiche e di costi più contenuti.

In ogni caso, si è arrivati a un punto di svolta: la crescente domanda di sostenibilità ambientale, l’incremento dell’intermodalità sulle grandi distanze, lo sviluppo dell’e-commerce e l’esigenza di maggiore flessibilità del trasporto stradale, stanno impattando sul modo di ripensare il trasporto merci e la logistica.

Una futura politica dei trasporti, quindi dovrà considerare le complessità indotte dai processi di cambiamento poiché solo così potrà garantire all’Italia un ruolo competitivo rispetto agli altri paesi. E fatalmente (stavolta per davvero) dovrà agire sul rinnovo dei veicoli, perché così si garantisce minore impatto ambientale, si tagliano i costi di manutenzione (utili in un quadro di concorrenza europea) e soprattutto si incrementa la sicurezza stradale.


SICUREZZA: IL TRASPORTO 4.0

Ed è proprio la sicurezza l’elemento chiave per motivare il rinnovo. Con l’andare degli anni, infatti, grazie a investimenti crescenti e alla tecnologia, ha fatti un clamoroso balzo in avanti, tanto da indurre a parlare di “trasporto 4.0”, alludendo a quei dispositivi in grado di integrare e assistere la guida del conducente per alzare la soglia di sicurezza attiva e passiva.

Parliamo di connettività veicolo-strada e veicolo-veicolo, di guida autonoma, di collegamento tra veicoli e casa costruttrice che li monitora e, alla bisogna, interviene in remoto per trovare soluzioni. Rispetto alla sicurezza attiva, invece, quelli obbligatori sono l’AEBS per la frenata autonoma d’emergenza, l’ESP (sistema elettronico di stabilità), l’LDW (per mantenere il veicolo in carreggiata) e, dal prossimo giugno, la versione intelligente del tachigrafo digitale.

Invece, per quella passiva, oltre ai classici sistemi di ritenuta (airbag e cinture), si possono annoverare i sistemi per la rilevazione della stanchezza e l’avvertimento del conducente, le apparecchiature per la visione totale dell’ambiente intorno al veicolo, al rilevazione e segnalazione degli ostacoli. Ma tutto questo presente su un veicolo di 13 anni rimane un futuro irraggiungibile.


VEICOLI TRAINATI: IL 70% HA PIU’ DI 12 ANNI

Anche il parco di rimorchi e semirimorchi in circolazione risulta essere eccessivamente vecchio: circa il 70% è composto da veicoli trainati che hanno oltre 12 anni di anzianità. I veicoli rimorchiati, essendo privi di dispositivi di sicurezza, costituiscono un potenziale pericolo per la circolazione, soprattutto se abbinati a veicoli trattori dotati di moderni dispositivi per la sicurezza attiva (per esempio, destinati al controllo di frenata).



Fonte: Uomini e Trasporti – febbraio 2019

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