12 Novembre 2019
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Rinnovo del parco autoveicolare italiano: passare dalle parole ai fatti

Il nuovo Governo si è ormai insediato; abbiamo il nuovo Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti con i relativi Sottosegretari e un Viceministro, anche se non sappiamo ancora chi avrà, tra questi, la delega dell’Autotrasporto.

Avremmo potuto dire di essere pronti per il via, se lo stesso Governo non ci avesse anticipato, con un atto di improvvido dirigismo (in totale contraddizione con gli intenti metodologici dichiarati dallo stesso Governo, orientati al confronto con le parti sociali ed economiche). Mi riferisco, ovviamente, alla ormai famosa bozza di decreto-legge per contrastare i cambiamenti climatici, che doveva essere approvata dal Consiglio dei Ministri della settimana scorsa e che, invece, per adesso, è rimasta bloccata.

Per quei pochi che non lo sapessero, il provvedimento prevede, tra le varie misure, l’abrogazione totale del rimborso delle accise sul gasolio per autotrazione entro il 2040, con un primo taglio del 10% a partire dal 2020.

La Presidenza di UNATRAS ha immediatamente scritto al Ministro De Micheli per essere urgentemente sentita sul tema, aggiungendo anche altre tre questioni, già poste al precedente Governo: 1) il mantenimento del fondo di 100 milioni di euro per incentivare il rinnovo del parco veicolare; 2) la pubblicazione dei valori (costi) minimi di riferimento e 3) una normativa per garantire il rispetto dei tempi di pagamento ai trasportatori.

Se il buon giorno si vede dal mattino, dobbiamo dirlo con franchezza, finora abbiamo visto all’orizzonte solo nuvoloni che non promettono niente di buono.

Primo, perché, prendendosela tanto comoda nell’individuare chi dovrà avere la delega per l’autotrasporto, evidentemente anche questo Governo ritiene che il nostro settore possa aspettare, perché non presenta, secondo lorsignori, emergenze. Secondo, perché, se si ritiene di poter intervenire con tanta leggerezza sulle accise, andando così a toccare la carne viva delle nostre imprese, vuol proprio dire che di questo settore si ha una considerazione vicina allo zero.

Dopo di che, il tema del contrasto ai cambiamenti climatici è tema drammaticamente serio per tutti, trasportatori compresi. E, come prima condizione, richiede di essere affrontato non per slogan, ma su basi scientifiche, accompagnate da considerazioni ben aderenti alla realtà. Altrimenti, dividendo il mondo in buoni e cattivi, il rischio che il giocattolo si rompa è elevato.

Il parco dei veicoli industriali italiani è, come si sa, uno dei più vecchi d’Europa: oltre il 60% è composto da veicoli altamente inquinanti (tra Euro 0 ed Euro 3). Come si fa ad accelerarne il rinnovo? Qualcuno può seriamente pensare che un’operazione del genere possa essere finanziata tutta dallo Stato o, al contrario, che possa essere messa tutta a carico dei trasportatori?

Occorre, come diciamo ormai da qualche anno, una politica economica coerente, fatta di diverse azioni, coordinate dallo Stato, sia a livello centrale che territoriale. Cosa di cui, al momento non c’è traccia.

Per esempio, siamo di fronte ad una serie di iniziative da parte di Regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio) e di Amministrazioni locali (specie nelle grandi aree metropolitane di Roma e Milano), in parte obbligate, in parte motivate da ragioni di consenso elettorale, comunque slegate da un disegno generale nazionale.

E poi, appunto, il Governo centrale che vara le “sue” misure, senza alcun collegamento con le scelte operate sui vari territori. Tutto ciò provoca effetti poco significativi, da un punto di vista sostanziale (l’abbattimento dei livelli di inquinamento), con un utilizzo delle risorse discutibile quanto ad efficacia.

Il “Green Deal” annunciato dal Governo dovrebbe innanzitutto porsi il problema del riassetto delle risorse che già oggi vengono impiegate, il più delle volte senza che la mano sinistra sappia di quello che fa la destra.

Aggiungo, e certamente, non come cosa meno importante, che la Politica non può sfuggire alle proprie responsabilità che, in questo campo, consistono nel dovere di evitare che passaggi epocali come quello di cui stiamo parlando creino ulteriori discriminazioni tra le persone e, per quel che ci riguarda più da vicino, tra le imprese, favorendo posizioni dominanti sul mercato per le imprese più forti.

Faccio un altro esempio: sembra che una grande multinazionale del commercio elettronico voglia ordinare 100 mila furgoni elettrici su scala mondiale. Buona cosa (forse) per l’ambiente. Pessima, dal punto di vista del mercato; perché, se questa opportunità diventa appannaggio esclusivo dei “grandi”, si rafforzeranno le posizioni di vero e proprio monopolio, destrutturando ulteriormente il sistema imprenditoriale medio italiano.

Noi di Assotir pensiamo che il programma del Governo per il rilancio dell’economia, che punta sulla valorizzazione dell’ambiente, debba rappresentare un’occasione – anzi, potrebbe essere la volta buona - per dare regole (poche ma chiare) all’Autotrasporto.

Un sistema di trasporto merci moderno, efficiente e coerente con gli obiettivi di salvaguardia ambientale, è possibile, ma presuppone che le imprese siano messe in condizione di operare in un contesto di competizione trasparente. Cosa, oggi, lontana mille miglia dalla realtà.

Tuttavia, è solo attraverso un mercato regolato che viene premiato il merito di chi vuole fare l’imprenditore, facendo reddito e, di conseguenza, investendo in acquisti di autocarri di nuova generazione che, ovviamente, sono tecnologicamente più performanti ed anche assai meno inquinanti.

Da questo punto di vista, vorremmo poter spiegare al nuovo Governo che la battaglia ambientale non può essere separata dalla battaglia contro la sotto-tariffazione del prezzo del trasporto. E dunque, questioni come l’introduzione di costi minimi di sicurezza e un contrasto deciso alle varie forme di intermediazione parassitaria costituiscono due pilastri su cui basare la riforma del settore, per trasformarlo in un senso più moderno e competitivo, ed anche meno impattante per l’ambiente (senza contare il benefico apporto di “aria economicamente pulita” per l’ambiente imprenditoriale).

A quel punto, forse, anche il fabbisogno di risorse pubbliche per il rinnovo del parco veicolare potrebbe essere più contenuto.



Fonte: Assotir

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