19 Settembre 2021
News&Eventi

I dannati della SGC FI-PI-LI

Se per la superstrada europea su Facebook è stato creato un gruppo pubblico - “Vergogna E45” - di 9.159 membri, un'altra arteria è arrivata sui social: la Firenze-Pisa-Livorno (semplicemente Fipilì per gli addetti) ha un nome altrettanto significativo: “l Dannati della FI PI LI”, 10.052 membri per raccontare code, disagi, ritardi e ingorghi. Eppure, è una Strada di grande comunicazione (SGC): mentre, più a Nord, la A11 Firenze-Mare è un'autostrada più a vocazione turistica, anche se serve il distretto tessile di Prato e il polo tecnologico di Lucca, la Fipilì collega il Valdarno meridionale con i porti toscani: sul suo percorso si trovano le zone industriali di Lastra a Signa, Montelupo Fiorentino, Empoli e Pontedera, nonché il Comprensorio del cuoio, nella zona di San Miniato. In poco meno di 100 km (34 anni per realizzarli) si accalcano quotidianamente circa 50 mila veicoli, di cui un buon 15% sono mezzi pesanti e il resto prevalentemente pendolari.

Un traffico quadruplo rispetto a quello per cui era stata progettata negli anni Sessanta del secolo scorso, che richiede continui interventi di manutenzione. E che provoca un incidente ogni 40 ore. Tanto che 22 sindaci della zona hanno scritto a Regione e Governo per chiedere la terza corsia.

Ma dell'inadeguatezza delle risposte istituzionali sono consapevoli anche gli amministratori locali, se il presidente della Regione, Eugenio Giani, ha proposto di affidare la gestione della superstrada a una concessionaria “che si occupi, delle necessarie manutenzioni e sia tempestiva negli interventi”. Quando, però, a inizio anno, una frana ha interrotto la carreggiata tra Ginestra Fiorentina e Lastra a Signa, dopo aver constatato che il danno richiedeva una spesa soggetta a gara d'appalto (e dunque tempi piuttosto lunghi), lo stesso Giani - spalleggiato dal sindaco di Firenze, Dario Nardella – non ha trovato di meglio che chiedere al ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, di dirottare obbligatoriamente i mezzi pesanti sulla Firenze-Mare. Ed è stata anche ventilata l’ipotesi di pedaggi sempre e solo per i camion.


UN CONFRONTO NO?

Dura la reazione degli autotrasportatori locali. Divieti e pedaggi “per un servizio che non c'è”, ha replicato Maurizio Bandecchi, coordinatore di Assotir Toscana, sono “scorciatoie discutibili e poco meditate” che peraltro stanno “facendo emergere contraddizioni fra le stesse istituzioni coinvolte”. Per questo Bandecchi ha chiesto “un confronto aperto e complessivo su tutto il sistema infrastrutturale toscano. Il nostro punto di vista è essenziale per avere un quadro completo dei problemi sul tappeto. Altrimenti a tappeto ci mandiamo il nostro sistema produttivo e la nostra economia”.

Quella del confronto è la strada indicata anche da Gasparoni: “Bisognerebbe convocare i tavoli per tempo e ascoltare tutti: si devono aprire cantieri importanti? Bene, sentiamo enti e associazioni per concordare tutti gli accorgimenti possibili, dai cantieri notturni a quelli a ciclo continuo che permettono di concludere un intervento in dieci giorni anziché in un mese”.

Il fatto è che il confronto deve essere autentico, paritario e arrivare a decisioni condivise. A settembre sono previsti nuovi interventi molto invasivi in due gallerie sulla A10 Genova-Ventimiglia e sulla A26. “Ci hanno proposto una pianificazione di deviazioni deliranti”, racconta Tagnochetti. “Abbiamo provato invano a cambiarla, ma finché il ministero si muove solo per dettare i controlli e gli interventi, la società Autostrade non ci sta a sentire”.


Fonte: Uomini e trasporti – agosto/settembre 2021

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